Opinione su Al bar dello sport - Mariano Detto: Spassoso affresco di un'Italia che non c'è più

Spassoso affresco di un'Italia che non c'è più

22/10/2018

Vantaggi

Simpatico salto nel passato

Svantaggi

Ai più giovani va fornita qualche spiegazione


Se volete farvi quattro risate su una pellicola dal gusto un pò retrò, "Al Bar dello Sport" costituisce una scelta perfetta.
Siamo nella Torino di inizio anni Ottanta nella quale un emigrato pugliese Lino (manco a dirlo il bravissimo Lino Banfi), ospite non proprio desiderato della sorella e del cognato, con lavoro a dir poco precario, vede nella vittoria al Totocalcio l'unica possibilità di cambiare la sua greve esistenza.
Stavolta, però, la "dea bendata", aiutata da un Jerry Calà muto, poggia il suo benevolo "sguardo" su Lino.
Questi centra un 13 miliardario (eh si all'epoca c'erano ancora le compiante lire), grazie anche alla dritta di Parola (Jerry Calà), incallito di poker, che ha perso il dono della favella proprio in seguito ad una colossale perdita al gioco.
Comincia, così, una fuga dalla sua realtà volta a celare la vincita, in seguito ad un atteggiamento opportunistico rilevato tra parenti e amici.
Alla fine non solo riuscirà nel suo intento di salvaguardare il patrimonio vinto, ma in seguito ad un ulteriore colpo di fortuna riuscirà a moltiplicare la vincita e a trovare anche l'amore.
La pellicola è leggera e godibile, dona molti sorrisi e ci ricorda un'Italia che ormai fa parte solo della memoria di coloro che l'hanno vissuta.
La speranza di cambiare la vita con un 13 miliardario, la ricerca di una vita migliore attraverso al migrazione nell'opulento Nord (spesso delusa e avvilita), insomma ingredienti di una realtà che appare ormai lontanissima.
In tale contesto Lino Banfi e Jerry Calà, seppur muto (nell'ultima scena però ritroverà la favella perduta...), si presentano in gran forma.
I due sono bravissimi, assistiti anche da un cast che vede tra i co-protagonisti una giovane e avvenente Mara Venier, nelle vesti della fidanzata (poi divenuta ex) dell'improbabile vincitore; una sempre in gamba Annabella Schiavone, interpretante l'acida sorella del Lino nazionale; Pino Amendola e Sergio Savano, amici anch'essi emigranti e amici di Lino, che mostrano una cinicità che convince poi il neo-miliardario ad occultare la favolosa vincita.
Insomma, la vicenda è simpatica e gradevole, che sicuramente sarà apprezzata appieno dal popolo degli "anta", che quei tempi e quelle speranze le hanno certamente vissute in prima persona.
Io lo guardo con piacere ogni qualvolta viene ritrasmesso e riesce sempre a lasciarmi di di buon umore, il che non è poco visti gli oltre trent'anni trascorsi dal lancio della produzione e le innumerevoli visioni avute.
Del resto Lino Banfi e Jerry Calà sono nel punto più alto della loro carriera e il film ne risente favorevolmente.
lo humor offerto non è mai volgare, il che rende la visione adatta a tutti.
Anche se alle nuove generazioni andrebbe poi spiegato che le partite di calcio, in tempo reale, potevano essere godute solo attraverso la radio o allo stadio; che non esistevano centri Scommesse; che tutte le gare si giocavano in contemporanea; che la "schedina" del Totocalcio si giocava solo nei bar "con ricevitoria".
Insomma, bisognerebbe fare una sorta di lezione esplicativa sugli anni Ottanta in Italia.
Una specie di visita giurassica tra modi e costumi ormai perduti, che però potrebbe anche avvicinare i padri (madri) e figli, cogliendo la possibilità di far conoscere un pò del nostro passato quotidiano ai nostri figli, attraverso il viaggio divertente cavalcando l'onda di quattro risate condivise.
Un'escursione veloce e leggera, che lascia di buon umore, ma che comunque può risultare istruttiva per i pargoli super informatizzati e incapaci ormai di vivere senza pay tv.
Un mondo ormai perduto con qualche nostalgia....

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